Merry adventures of the Imperial Wissenland Inquisition

Capitolo 3

Una buona tomba non teme alcuna vanga

2532, Vorgheim 11

Con le menti ancora intente a masticare le informazioni ambigue fornite dal misterioso Meterschen, i PG (tranne Bernard , che è rimasto al villaggio per assicurarsi che i villici inizino i lavori per allargare il fossato) si rimettono in cammino e dopo un’allegra scampagnata, superata una macchia boscosa piuttosto tranquilla, giungono ai piedi di una collina. Ivi trovano il vecchio cimitero. Lungo i fianchi, disposti regolarmente, 45 mucchi di pietre punteggiano l’erba secca, mentre sulla sommità, erto da tempo immemore a sfidare i secoli e le intemperie, un tempio di pietra. Le possenti colonne quadrate sorreggono un tetto malandato, anch’esso di pietra, coperto da muschi e vegetazione avventizia.

Avvicinatisi ai primi mucchi di pietre, i PG si rendono conto che si tratta di tumuli posti sulle sepolture di uomini i cui nomi sono stati ormai dimenticati da tutti. Ad un’analisi più ravvicinata, appare evidente che alcune di queste sepolture sono state violate: grossi frammenti di legno delle bare giacciono attorno a grosse buche colà dove avrebbe dovuto esserci un tumulo e la cosa si ripete per altre due volte. Le buche sono scavate in maniera dissennata, con artigli anziché vanghe e le ossa, un tempo contenute nelle bare infrante, sono spezzate, rosicchiate e sparse nelle vicinanze. Gli stessi segni degli artigli, artefici della profanazione, recano tracce della nera sostanza secreta dai ghoul. Non v’è dubbio alcuno.

Norbert inizia ad analizzare le impronte che ricoprono il terriccio, ancora soffice per le piogge, e scopre dettagli ancora più confusi: ci sono tracce di enormi stivali, come di un orco o di un ogre, e tracce di piccoli piedini, in prossimità del tempio. Tutte le altre impronte, che corrono dissennatamente per tutta l’estensione del cimitero, sono di ghoul.

In due delle tre tombe profanate, Mina e Gustav rinvengono tracce di sangue, copiose a tal punto da essere sopravvissute alla forza mondatrice delle piogge. Data l’assenza di pelo di alcun genere, sembrerebbe che il sangue sia addirittura umano.

Ma l’elemento che più colpisce i PG è che, nonostante tutto sembri ricondurre a un’incursione di ghoul affamati in cerca di carcasse da divorare, non c’è tracca di teschi, né nelle tombe dei legittimi proprietari, né nelle vicinanze, come se i ghoul li avessero portati da qualche parte per qualche motivo.

Poco prima di abbandonare il cimitero, i PG scoprono che, in una delle tombe profanate e cosparse di sangue, giacciono resti decisamente più recenti: tendini e ossa che fino a una decina di giorni prima avrebbero potuto essere parte di un essere umano adulto ancora in vita sono ora disseminati nelle vicinanze di questa ultima sepoltura, insieme a un lembo di stoffa bianca (probabilmente l’ultimo rimasuglio del colletto a sbuffo di una camicia di buona fattura) e un brandello di stoffa blu (apparentemente da pantalone).

Senza dare troppo peso a un enorme martello dalla testa in pietra recante, inciso, un sole a sei punte, a segnare una delle sepolture, i PG seguono Norbert, mentre questi a sua volta segue le tracce dei ghoul lungo il fiume, controcorrente. Dopo circa due ore, le tracce scompaiono nel fiume, guarda caso proprio in prossimità di un guado. I PG, noncuranti della temperatura dell’acqua, guadano anch’essi!

Sull’altra sponda, però, le tracce non ricompaiono. Sconfortati, i PG continuano a camminare apparentemente senza meta lungo l’argine. Proseguono indomiti per oltre sei chilometri, senza la traccia di un sentiero, finché non giungono in una radura.

Purtroppo, nemmeno qui i PG riescono a recuperare la pista dei ghoul, ma Adrich individua e recupera un dardo da balestra pinatanto in alto su un albero (si deve arrampicare) e, ancora più curiosamente, una freccetta da cerbottana con la punta avvelenata. La freccetta è in realtà poco più che una scheggia di legno, facendo presumere una sua origine meno che umana. Inoltre, chiari segne di frecce o dardi compaiono ad altezza d’uomo sulle cortecce di altrettanti alberi della radura. Frecce, dardo e freccetta da cerbottana sono tutti stati sparati in direzione del fiume.

Perse le tracce e presi un po’ dallo sconforto, i PG decidono di non tornare a Wurmgrube, ma di provare a spingere le indagini più a sud, nella cittadina di Owingen. Al fine di recuperare i preziosi servigi di Neschi, Norbert torna a Wurmgrube.

Il viaggio fino a Owingen è privo di eventi, fatta eccezione per l’incontro non molto fruttuoso con due guardie d’istanza a un casello di fronte a un ponte di pietra. Le guardie tentano di far pagare una gabella ai PG, che si rifiutano, intimorendoli e canzonandoli. Adric riesce quasi a guadagnarsi la fiducia del più vecchio e più stupido dei casellanti, Sigismund Prock, ma alla fine l’incontro finisce tra insulti, minacce e bestemmie. I PG si allontanano frettolosamente e i casellanti si rinchiudono nel casello (un capanno di legno con rinforzi in metallo) abbastanza spaventati. (I PG hanno spiegato di aver trovato tracce di ghoul e orchi.)

I personaggi arrivano a Owingen appena prima del buio. Owingen si rivela essere un villaggio di circa 300 persone cinto da palizzate di legno e custodito da una guardia dal dubbio gusto in fatto di pettinatura. Una volta mostrati i distintivi della IWI, nessuno si oppone alla richiesta dei PG di incontrare il borgomastro. In poco tempo viene organizzato l’incontro al quale partecipano il borgomastro, il prete di Sigmar e il prete di Morr. Mentre il borgomastro tenta di essere amichevole con i PG (lasciandosi però scappare il suo disprezzo per la gente di città), il prete di Sigmar fa pesare la sua autorità e pretende spiegazioni:

“Se siete venuti ad indagare il Caos a Owingen, mi state insultando, poiché la presenza del Caos qui significherebbe che come prete, avrei fallito.”

Il silezioso prete di Morr, invece, rimane neutrale, tranne quando parla in privato con Gustav Riefenstahl. Gustav, infatti, tenta di ingraziarselo citando gli studi del suo maestro, professore all’università di Altdorf, ma il prete si incupisce e suggerisce a Gustav di stare molto attento a non scivolare nell’eresia. Poi fa un cenno a Markus indicando prorpio Gustav. I due preti si scambiano quindi uno sguardo d’intesa mica tanto rassicurante.

Una delle prime informazioni ad emergere riguarda un curioso esploratore che ha pernottato a Owingen. Dall’interrogatorio dell’oste locale, si scopre che il viandante indossava una peculiare sciarpa rossa, tipicamente nanica, e che ha speso una sostanziosa somma di denaro in ottimo vino. Purtroppo, dal confronto degli abbigliamenti, sembrerebbe che i resti umani del cimitero non appartenessero a lui.

Al cospetto di PG, preti e guardia viene chiamato Hans, l’oste del Lupo di Fiume, unica bettola del villaggio. Quando gli chiedono del viaggiatore e dei brandelli di vestiti, l’oste nega di ricordare che il viaggiatore indossasse quei vestiti. All’inizio sembra mentire (almeno, Adric ne è certo), ma dopo qualche domanda i PG sembrano convincersi che dica la verità.

Comments

Ottimo lavoro, Mosca!

Capitolo 3
dottornomade

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